AFORISMI CELEBRI

" Non sia di altri chi può essere di sé stesso." Paracelso (1493-1541) - " L'unica missione del medico e quella di riportare in salute i malati, di curare." Samuel Hahnemann (1755-1843) - " La sofferenza è un correttivo che mette in luce la lezione che non avremo compreso con altri mezzi e non può essere eliminata fino a quando questa lezione non è stata imparata." Edward Bach (1886-1936) "Col principio di similitudine Hahnemann ha formulato correttamente e in modo valido un principio primo. La guarigione può avvenire soltanto attraverso l'analogia: per questo ogni sistema terapeutico può essere valutato in base alla sua conformità o meno al principio omeopatico. La medicina ufficiale pensa in termini allopatici, cerca cioè di guarire attraverso l'opposto – per contraria. Il principio di opposizione contraddice la legge universale. Resistenza produce sempre resistenza: in questo modo è possibile ottenere qualche effetto, ma non guarire.“ Thorwald Dethlefsen (19462010) “L’esperienza psicanalitica insegna che il senso di infelicità e di insoddisfazione può esser profondamente represso; una persona può consciamente sentirsi soddisfatta, e soltanto i suoi sogni, malattie psicosomatiche, insonnia, e molti altri sintomi possono rivelare l’infelicità sotterranea. La tendenza a reprimere l’insoddisfazione e l’infelicità è fortemente sostenuta dal diffuso sentimento che il non essere soddisfatti significhi essere «un fallimento».” Erich Fromm (1900-1980)

26/06/2022

BUONA LETTURA...

Per meglio comprendere la filosofia che ispira il lavoro della medicina psicosomatica, in senso esoterico e non  solo, ecco una piccola rassegna libraria che non dovrebbe mancare nella nella biblioteca di ciascuno davvero motivato a fare questo percorso.


Ancorché non fondamentale suggerisco di leggere i testi in ordine cronologico










24/05/2022

L'OMBRA INELUDIBILE


 




POLARITA' E MALATTIA: L'OMBRA COME VIA VERSO LA PERFEZIONE.

Possiamo a questo punto stilare un vero e proprio decalogo come sintesi di quanto sopra espresso:

  1. La polarità della coscienza umana da un lato ci consente di conoscere, ma dall'altro ci rende imperfetti e dunque "malati."
  2. La malattia è il simbolo dell'imperfezione e quindi è inevitabile nell'ambito del pensiero polare.
  3. Ogni malattia si manifesta attraverso sintomi e questi sono i componenti dell'ombra della coscienza precipitata nella materia.
  4. L'uomo, inteso come microcosmo, racchiude in sé tutti i riflessi del macrocosmo. Poiché l'essere umano, nell'ambito della polarità, si identifica sempre e soltanto con una metà di tutti i princìpi, è inevitabile che l'altra metà finisca nell'ombra e quindi egli non ne sia consapevole.
  5. Ogni principio vissuto, a livello non cosciente, non può che realizzarsi camuffato da sintomo: per questo si dice che "ogni sintomo è un messaggio." La missione del sintomo è quella di costringere l'essere umano a vivere e concretizzare ciò che in realtà non vuole o non è in grado di affrontare.
  6. Il sintomo pertanto rende l'uomo onesto!
  7. Nel sintomo l'essere umano concretizza ciò che gli manca a livello cosciente.
  8. La guarigione diviene possibile allorché l'uomo prende coscienza della sua zona d'ombra, che si cela nel sintomo, integrandola: trovando l'essenziale ogni sintomo diviene superfluo.
  9. Poiché la guarigione è sinonimo unità e completezza, si torna sani ritrovando il proprio "vero" Sé, cioè divenendo tutt'uno con ciò che E'.
  10. Infine la malattia ci costringe a non abbandonare la via che conduce all'unità.





23/05/2022

IL SUBSTRATO DELL'AUTOGUARIGIONE

Il potenziale di autoguarigione sembrerebbe verificarsi specificamente attraverso la mediazione dell'asse ipotalamo-ipofisi-sistema immunitario (HPA). Georg Groddeck, medico e psicoanalista padre della moderna Psicosomatica, già all'inizio del ventesimo secolo descrisse la capacità del corpo umano di ripararsi da sé in seguito a malattia. Secondo l'autore i nodi da sciogliere per sconfiggere la malattia si trovano nella parte razionale del cervello, la quale delve essere ridimensionata per consentire l'energia vitale (Es) di emergere e guarirci. Nel suo celebre testo "NASAMECU", acronimo ippocratico di "natura sanat, medico curat", Groddeck, fornisce tutte le indicazioni atte raggiungere tale scopo. Egli rileva dunque  come l'autoguarigione sia possibile attraverso il ridimensionamento dell'Ego a favore dell'Es. Questo principio, in netto anticipo sui tempi, è una prima forma di lettura scientifica che propone anche una visione unitaria o, come diremmo oggi, olistica dell'uomo.

L'Es, che potremmo definire anche come una forza interiore totipotente, viene dunque ostacolato dall'Ego, figlio di una cultura dominante  di superficie, di un'educazione cieca di fronte alle diversità che ci vuole omologati e in tendenza con il sistema. Le malattie rappresentano non solo una lacerazione della propria trama di vita, bensì un forte appello alla nostra intelligenza  interiore che altro non chiede se non di ripristinare l'omeostasi e dunque la salute. Spesso il disagio è già di per sé la soluzione: basterebbe riportare in primo piano i segnali inviati dall'organismo, ascoltandone le sensazioni ed esserne maggiormente consapevoli. Oggi la PNEI dimostra scientificamente ciò che Groddeck teorizzava: ogni processo psichico (pensiero, coscienza, emozioni) è un elemento compresente in ogni funzione nervosa, ormonale ed immunitaria. Tutto dunque nasce dalla mente e in particolare dall'area limbica, sede delle emozioni e dei comportamenti istintuali. Ad essa afferiscono continuamente input da tutti gli organi. Il Dr. Servan-Schreiber afferma che il c.d. "cervello emotivo" possiede meccanismi naturali di autoriparazione, si tratta di capacità innate di ritrovare l'equilibrio e il benessere paragonabile alla cicatrizzazione di una ferita. Peraltro l'area limbica è la centralina di funzioni vitali quali la respirazione, la frequenza cardiaca, la libido, il sonno, la pressione arteriosa, la secrezione ormonale, e la risposta immunitaria.

Alla luce di quanto sopra sorgono spontanee almeno tre domande:

  • Che cosa ostacola il processo di autoguarigione? 
  • Che cosa invece lo favorisce??
  • Alla base dell'effetto placebo vi è questa risposta?
Alla prima questione possiamo rispondere indubbiamente che il principale ostacolo per il nostro guaritore interno è il c.d. "cervello razionale", dominato dall'Ego, con le sue prerogative che lo orientano verso un'operatività rigida legata a contingenze quotidiane. Ciò promuove un disallineamento fra i due emisferi cerebrali, generando uno stato disarmonico che si ripercuote sul biochimismo corporeo. Un Ego incapace di accogliere sensazioni, emozioni e bisogni reali, (inibizione dell'area limbica) crea le condizioni per l'instaurarsi di un assetto neurochimico tipico dell'ansia o degli attacchi di panico, oltre alle ben note depressioni esogeno- reattive. Queste comuni manifestazioni psicosomatiche sono supportate da un'iperattività del sistema nervoso autonomo in particolare della componente simpatico-tonica. Stress e forte autocontrollo inducono la produzione di sostanze endogene responsabili di ripercussioni funzionali a carico di quasi tutti i sistemi e gli apparati organici. Fortunatamente è possibile allontanarsi da questa minaccia attraverso una "riprogrammazione" della propria attività mentale che privilegi ogni moto dell'anima: autostima, buonumore ed empatia. 

La seconda domanda può trovare risposta nella teoria esposta da ricercatore Enzo Soresi, autore de "Il cervello anarchico" e sostenitore del c.d. "shock carismatico", ovvero dal cambiamento profondo dello stato mentale legato all'incontro con un personaggio altamente carismatico. Numerosi studi hanno anche dimostrato come la riarmonizzazione interemisferica cerebrale operata dal corpo calloso sia in grado di ripristinare la corretta interazione fra emisfero sinistro razionale ed emisfero destro emozionale.

La risposta al terzo quesito è ipotizzabile dalla modificazione della biochimica cerebrale generata dalla fiducia riposta nell'assunzione di uno pseudo-farmaco: la somministrazione di morfina vs. placebo ha messo in luce una riduzione della componente dolorosa pari al 60% nei pazienti sotto placebo. Per sfatare il mito dell'effetto placebo come sinonimo di autosuggestione, non ci resta che approfondire la ricerca scientifica, onde svelare e fornire dignità agli intimi e meravigliosi segreti dell'autoguarigione.
















































22/05/2022

STRESS IN PSICOSOMATICA

Si potrebbe anzitutto definire lo stress come "squilibrio fra le sollecitazioni ricevute e le risorse disponibili." Poiché l'organismo tende spontaneamente all'omeostasi, ad ogni evento stressante dovrebbe necessariamente seguire un nuovo riequilibrio interno, tecnicamente definito sindrome generale di adattamento (SGA).

A livello organico le ripercussioni di una condizione di stress possono dare adito a  manifestazioni cliniche poli-distrettuali, coinvolgenti più disparati organi, sistemi ed apparati. Possiamo raggruppare le risposte in seguito all'esposizione di stressors in due modi:

  • Istantanee, facenti capo al sistema nervoso simpatico tramite neurotrasmettitori già sintetizzati ed immagazzinati ad opera della midollare surrenale.
  • Ritardate, Facenti capo al sistema endocrino tramite la sintesi di ormoni da parte di proteine sintetizzanti per interessamento dell'asse ipotalamo-ipofisi- surrene. 
Le prime si riferiscono a risposte nei confronti di stress acuti, mentre le seconde sono appannaggio di stress cronici. In ogni caso implicano un coinvolgimento psicosomatico pressoché costante.



TAB. 1 - RISPOSTA ALLO STRESS



TAB. 2 - DIAGRAMMA DELLA SGA 




TAB. 3 - FISIOLOGIA DELLO STRESS






TAB. 4 - PATOLOGIA DELLO STRESS














15/05/2022

SOFT-THERAPY IN PSICOSOMATICA

 FITOEMBRIOTERAPIA (FET)

La FET rappresenta una metodica terapeutica naturale che si basa su l'utilizzo di fito-embrio estratti, privi di tossicità, che agiscono in maniera dolce utilizzando tessuti embrionali freschi in via di accrescimento delle piante, cioè non differenziati,  chiamati meristemi. Questi sono appunto rappresentati da cellule embrionali indifferenziate, totipotenti, in grado di generare, tramite il processo di differenziazione, le future parti della pianta.

Nel 1959 il Dr. Pol Henry di Bruxelles, inventore della FET, utilizzò i tessuti embrionali delle piante, comprendendo che in queste porzioni erano contenute tutte le informazioni genetiche della pianta stessa, racchiudendo in sé tutte le potenzialità della pianta e delle sue parti in divenire, intuendone le peculiari proprietà curative.

Si tratta in pratica di fito-complessi adatti a tutte le età, presenti in singole piante o miscele, appositamente studiati per affrontare patologie acute croniche particolarmente efficaci nelle sindromi psico somatiche.






FLORITERAPIA BACH

Il metodo di guarigione scoperto dal Dr. Edward Bach nel 1930 fa ricorso alle forze naturali di alcune varietà di fiori selvatici totalmente innocui ed utilizzabili a qualunque età. Secondo l'autore alcuni rimedi floreali, adoperati singolarmente o in cocktail, possono integrarsi a qualsiasi approccio terapeutico poiché sono in grado di mutare gli stati mentali negativi del paziente, giacché "la malattia è la concretizzazione di un atteggiamento mentale conflittuale non risolto."  

Egli riteneva che l'essere umano diventa vulnerabile alla malattia quando una resistenza di fondo agisce come ostacolo allo sviluppo della personalità; tale resistenza può prendere la forma di emozioni quali paura, rabbia, ansia, tristezza, senso di colpa, rigidità, sufficienti a neutralizzare il potenziale positivo di una personalità equilibrata.  

Non sempre occorre tener conto della malattia, ma pensare piuttosto alla prospettiva di vita di colui che ne è afflitto. 








13/05/2022

SULLA PSICOSOMATICA...

Ecco una disamina introduttiva in tema di medicina psicosomatica desunto da Wikipedia. Sostanzialmente è abbastanza esaustivo anche se con qualche imperfezione. Basterà comunque come presentazione sincretica dell'argomento. https://it.wikipedia.org/wiki/Psicosomatica




IL PADRE DELL'EPIGENETICA


 

07/05/2022

EPIGENETICA E PNEI

Nel ventesimo secolo si è imposta la convinzione che fossero i geni a controllare la biologia, a determinare alla nascita quale sarebbe stato il destino biologico di ciascuno di noi. Una mole sempre più importante di studi scientifici ha però dimostrato il contrario: siamo noi molto più spesso a determinare il comportamento delle nostre cellule attraverso lo stile di vita, l'alimentazione e persino i nostri pensieri. Strabiliante è il potere della mente: risulta con sempre maggiore evidenza che la nostra attitudine verso noi stessi e gli altri, i nostri pensieri e la nostra spiritualità, influenzano in modo notevole la nostra biologia. In particolare è degno di attenzione il rapporto che sussiste tra diversi stati mentali e la salute, relazione che ha determinato il riconoscimento delle ben note "malattie psicosomatiche."

Il rapporto mente-corpo è conosciuto da millenni, ma la medicina contemporanea, forte dei grandiosi sviluppi della chirurgia e dell'industria farmaceutica, lo ha accantonato, etichettando lo stesso come non scientifico. Questo è a mio avviso un grave errore perché ci fa dimenticare che spesso la responsabilità della nostra salute non è da demandare al medico, ma siamo noi a doverci prendere cura del nostro corpo.

Sarebbe sorprendente scoprire anche l'impatto che l'attività spirituale può avere sul nostro benessere: ad esempio uno studio del 2006 della dottoressa Ironson ha mostrato che i malati i malati di AIDS che affermavano di essere amati da Dio, nonostante la loro patologia, perdevano i linfociti T tre volte meno rispetto a coloro che si sentivano "puniti" dalla malattia. È stato inoltre provato che pratiche come la meditazione aiutano a stare meglio prima nella mente e poi nel corpo; Nello stesso anno alcuni insegnanti scolastici introdotti alle pratiche buddhiste che meditavano meno di mezz'ora al giorno hanno manifestato miglioramenti dell'umore come se avessero assunto antidepressivi. Ulteriori effetti benefici derivano da un'attitudine altruistica. Uno studio condotto condotto nel 2005, che ha monitorato un gruppo di 2700 uomini, ha dimostrato che chi s'impegnava in regolari attività di volontariato presentava un tasso di mortalità per cause naturali inferiore del 50% rispetto agli altri. Gli effetti dell'altruismo comprendevano un miglior funzionamento del sistema immunitario, unito ad un senso di gioia, pace e benessere e persino ad un alleviamento di sofferenze fisiche ed emotive.

Un'altra conferma del rapporto mente-corpo e rappresentata dal famoso effetto placebo che si manifesta allorché una persona presenta miglioramenti fisici in seguito all'assunzione di pseudo farmaci, ovvero di sostanze inerti. In questi casi l'effetto terapeutico è interamente causato dalla convinzione del paziente che quel farmaco lo farà stare meglio. Questo è conosciuto da tempo nel mondo medico, ma uno studio del 2002 ha mostrato che l'effetto placebo esiste anche in chirurgia. Un gruppo di pazienti che soffrivano di artrite alle ginocchia sono stati preparati per un intervento nel quale il chirurgo ha praticato incisione ai lati delle ginocchia, ma non è intervenuto sul problema; I pazienti, convinti di essere stati realmente operati, hanno riportato gli stessi miglioramenti di coloro che avevano subito il vero intervento. 

È stato inoltre provato che un altro fattore cruciale per la nostra salute è il livello di stress: gli ormoni dello stress, primo fra tutti il cortisolo, hanno conclamati effetti distruttivi sulle nostre cellule nervose, nonché effetto inibitorio sul sistema immunitario. Viceversa bassi livelli di stress favoriscono la sintesi del DHEA che agisce esattamente all'opposto, stimolando il rinnovamento cellulare e la difesa immunitaria. Ergo, noi abbiamo una grande responsabilità nei confronti del nostro benessere. In ogni momento della nostra vita possiamo scegliere di nutrire pensieri, sentimenti e attitudini che ci facciano stare in pace con noi stessi e con il mondo, trasmettendo così un segnale di felicità ed uno stimolo vitale alle nostre cellule. Quando ci lasciamo andare alla depressione o ad uno stimolo mentale negativo inviamo segnali autodistruttivi ed auto sabotanti: in pratica ci facciamo male da soli. Il vecchio motto mens sana in corpore sano andrebbe dunque interpretato al contrario. Talvolta l'insorgere di un problema fisico rappresenta l'ultima carta che il corpo può giocare per allontanarsi da situazioni estremamente stressanti: sarebbe quindi opportuno mantenere una certa attenzione alla qualità della propria vita, onde evitare di produrre sintomi estremi capaci di catalizzare un cambiamento nefasto nella propria esistenza.

B. S. Siegel è un chirurgo che dopo aver esercitato per anni la sua professione in modo convenzionale si è accorto che gli mancava qualcosa. Ha capito che era necessario lasciarsi coinvolgere emotivamente dai suoi pazienti, farsi raccontare i loro problemi e le loro paure, per determinare un notevole miglioramento della speranza di guarigione, insieme ad un aumento della fiducia nei confronti della terapia. Egli ha a che fare soprattutto con pazienti oncologici ed ha più volte accertato come la sua attitudine produca risultati evidenti anche con patologie così gravi. Per queste ragioni l'autore indica più volte la necessità di abbandonare una visione meccanicistica della professione in favore di un atteggiamento che lasci spazio all'espressione dei sentimenti, pur senza pregiudicare la capacità di prendere decisioni. Punto focale del discorso è rappresentato da coloro che lui chiama pazienti eccezionali: questi dimostrano di essere i più combattivi e consapevolmente partecipi della scelta terapeutica. Essi sanno che la vita non dà garanzie e ne accettano volentieri rischi e sfide, determinati a guarire, cosa che molto spesso accade grazie all'alleanza terapeutica medico-paziente. Si tratta di guarigioni non spontanee ma auto indotte, come risultato di un duro lavoro da parte del malato che comprende di essere il primo responsabile della propria salute e si impegna a fondo per ritrovarla. I pazienti eccezionali rappresentano l'eccezione alla statistica!

A questo punto appare evidente che l'attitudine mentale gioca un ruolo decisivo per la nostra salute: può condurci alla guarigione oppure confermare tristi previsioni. Ciò naturalmente vale anche per la prevenzione: un soggetto che goda della serenità mentale ha probabilità molto inferiori di ammalarsi. La ricerca condotta dalla neonata PNEI si occupa di come la nostra capacità di fronteggiare le malattie dipenda in ultima istanza dal nostro stato mentale. Questa nuova scienza ci conferma come il corpo umano non debba essere più considerato un'insieme di organi, apparati e sistemi fra loro indipendenti, bensì come un insieme interconnesso, un'unità integrata, le cui parti dialogano fra loro grazie ad un vero e proprio "network psicosomatico."




Grazie alla psico-neuro-endocrino-immunologia si afferma pertanto una visione olistica scientificamente fondata, che consente il recupero di tradizioni mediche antiche e non convenzionali, nel quadro di una medicina integrata, per una nuova e superiore sintesi clinica. Ora grazie alla PNEI  possiamo imparare a combattere la malattia utilizzando le risorse interiori e agendo a livello della coscienza, al fine di potenziare la nostra capacità di difesa. Alla luce di questa branca scientifica ciò che appariva inspiegabile si dimostra invece del tutto razionale e scientificamente dimostrabile: la nostra attitudine mentale influenza la nostra biologia, la nostra espressione genica, ad esempio tramite l'induzione o l'inibizione nella produzione nostre cellule staminali immunitarie.

" La PNEI ingigantisce la complessità di aree di studio già n sé complesse. Tuttavia questo piccolo prezzo da pagare ci consentirà di comprendere meglio i processi biologici che sono alla base della salute e della malattia. Man mano che comprendiamo come il comportamento e le condizioni di squilibrio ormonale possano influenzare malattie del sistema immunitario e viceversa, potrebbe essere necessario ridefinire la natura di alcune malattie, così come le strategie terapeutiche di intervento." (R. Ader)






01/05/2022

ARS CURANDI O TECHNE' ?

L'arte e la medicina hanno avuto un passato comune e hanno un presente separato: la medicina è materia scientifica e precisa, l'arte è espressione individuale e umanistica. Eppure in un passato remoto hanno avuto definizioni simili. La medicina intesa come arte dell'individuo, ovvero l'arte del preservare lo stato di salute del corpo tutt'uno con l'anima e il pensiero. E così nasce l'analisi della malattia come espressione di malessere del corpo. Ecco dunque la mia ipotesi.

Può sembrare paradossale ma ogni malattia conferisce un nuovo senso alla vita. Come conciliare allora tale assunto con le sindromi autoimmuni, croniche per definizione... Che senso può dare all'esistenza una patologia progressiva? Se l'obiettivo insito nella natura umana è il conseguimento e mantenimento della salute, qual'è il razionale di un'affezione che non ci restituirà più il benessere? Che aspettativa di vita potremmo nutrire? Dovremmo accettarla o combattere?

Posta in questi termini, per quanto umanamente comprensibile, la questione è di per sé concettualmente fuorviante ed è il risultato ineludibile di un'ottica che paga un forte tributo all'informazione scientifica illuminista, orgogliosamente e ingenuamente ancorata ad una supremazia sulla natura di stampo positivista. Da quando la medicina si è connotata come scienza ha perduto il privilegio di arte del curare e del guarire, riducendosi a mera applicazione tecnologica. Ha obliato i criteri greci di praxis e techné, smarrendo il significato originale della propria essenza. Vive dell'entusiasmo effimero legato alla ricerca, dimentica che ogni scoperta ha in sé un "a priori" e che il coronamento di ogni sforzo in quella direzione può condurla al massimo ad una riscoperta.

L'antropocentrismo di tale posizione condiziona non poco l'opzione terapeutica: l'imperativo categorico è aggredire la malattia, sconfiggere il patogeno ad ogni costo. E' appena il caso di accennare al limite intrinseco di questa scelta: chi e che cosa legittima l'aggressione verso ciò che non si è intimamente compreso? Può la biologia fornirci il substrato culturale per afferrare il significato della malattia o di ciò che rappresenta l'essere malato, la cifra della sofferenza? Occorre a questo punto operare un  distinguo: capire e comprendere sono veri sinonimi o si tratta piuttosto di termini fra loro sostanziali? Credo che capire, nel senso di intelligere, si riveli riduttivo rispetto al comprendere nel senso di "prendere con"... Ecco perché è sempre maggiore lo sconforto del ricercatore di fronte all'insuccesso; lo sforzo volitivo non basta se è negletta la sapienza, la phronesis aristotelica. Fino a quando mente-corpo-spirito resteranno un vago ricordo romantico, il malato rimarrà una sorta di " oggetto guasto" da delegare a valenti esperti senz'anima, nel senso della psyché socratica, privi di areté

Allora chi meglio della malattia autoimmune, espressione di auto aggressione, può indurci obtorto collo a recuperare il perduto senso dell'unità, quel reale e sincretico senso di appartenenza che la società tecnologico industriale ha così meticolosamente saputo dicotomiizzare. Pare che la nuova frontiera scientifica risieda nella genetica immunologica, scoperta delle scoperte, che tutto ipotizza e nulla giustifica. Se così è siamo in nuce malati, una sorta di predisposizione che suona come predestinazione: forse una moderna versione del peccato originale? E suggestivo ripensare ad una medicina religiosa, dove re-ligio sta per ri-legare, riconnettere. Forse la malattia, con la sua ineluttabilità, indurrà una ri-flessione e condurrà ad una re-visione dell'attuale paradigma scientifico?

Qualcuno certamente obietterà che si tratta di ripescare teorie di kuhniana memoria, ma non è chi non veda che la sua rivoluzione epistemologica ha impresso una valenza meramente propedeutica contenente, magari in maniera inattesa, il seme per un proficuo ritorno alle origini, alla riconciliazione dell'uomo quale unità integrata, ove si elidano finalmente i confini fra self e non-self. Così l'accettazione dell'altro da sé come premessa razionale, costituirà il repere elettivo per l'esser-ci nel mondo, quel da-sein che neppure Heidegger è riuscito a rendere del tutto efficacemente. Non dimentichiamo che egli, pur con i propri conflitti, ha speso la vita alla ricerca di Dio... magari proprio quel taumaturgo platonico che sussumeva l'Uno-Bene.

Resta il fatto che per guarire si va dal medico e non dal filosofo. Tuttavia un tempo l' ars curandi prevedeva entrambe le prerogative, giacché la thérapeia era ancella della sophia. Proviamo allora ad "animare" i farmaci, metamorfosandone il significato simbolico da combattenti a coadiutori, da armi intelligenti a forze comprensive... da Aries ad Eros. Forse, come direbbe Hillman, quando gli Dei si saranno riappropriati della loro veste simbolica, potranno rivelarsi realmente utili.

Il tutto però non senza una buona dose di autophilia, premessa all'eudaimonia.






30/04/2022

BIORISONANZA EMOZIONALE

E' intuitivo, per chi abbia una visione olistica della medicina, che le emozioni svolgano un ruolo determinante nella genesi delle affezioni finora riconosciute e nosologicamente descritte. Ciò subisce un'amplificazione nel soggetto malato ove si rileva una costante: lo stato di allerta derivante dalla sensazione di perdita dell'equilibrio cenestesico. La malattia interessa in toto e costringe all'introspezione profonda. Parafrasando due illustri scienziati, dobbiamo riconoscere che:

  • La consapevolezza della malattia rende liberi  (Thorwald Dethlefsen)
  • La medicina o è psicosomatica o non è medicina  (Oreste Speciani)

Qual'è dunque la dinamica della malattia e quali configurazioni assume? Consideriamo due differenti tipologie reattive allo stress emozionale, ferma restando la premessa inopinabile dell'individualità biologica.

  • Assoggettamento alle emozioni con incapacità gestionale delle medesime... Viraggio verso lo psichismo: es. attacco di panico.
  • Repressione delle emozioni con negazione delle stesse... Viraggio verso la manifestazione fisica: es. rettocolite ulcerosa.

Indipendentemente dall'azione attivata e dal fatto che si tratti di noxa esogena o endogena, emerge sempre una risposta preferenziale stereotipata le cui variabili sono ascrivibili sia a schemi biologici precostituiti, sia a fenomeni transculturali. In ogni caso reiterate analoghe esperienze fissano circuiti cerebrali topograficamente identificabili, evocando la medesima reazione emotiva, ed anche in presenza di più matrici ve né sempre una predominante. A che cosa attribuire il discrimine fra risposta polarizzata sulla psiche e risposta traslata sul soma?  La questione posta in questi termini è puramente retorica e speculativa, poiché sottende una dualità concettuale cui già si è fatto cenno a proposito della psicologia archetipica. Ogni dualismo implica la polarità e con essa il giudizio. Ecco perché siamo indotti a reiterare schemi di comportamento frustranti: allorché speriamo di esserci evoluti si presenta una necessità alla quale rispondiamo riattivandolo switch emozionale interiorizzato.
Senza addentrarci per il momento in un discorso ben più complesso, che coinvolge la fisica quantistica e la possibilità di eseguire quindi una biorisonanza quantistica, è necessario riconoscere che a questo punto sembrerebbe consequenziale affidare l'interpretazione e la soluzione del caso ai detectives della mente, tanto più che in oltre un secolo le metodiche sviluppate sono tante e tali da auto inflazionarsi. Tuttavia, per dirla con James Hillman: " cent'anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio".
Guarda caso è ancora madre natura a fornire la traccia per uscire dall'empasse: è stato dimostrato dal dottor Hamer - quantunque ciò costituisca tuttora oggetto di controversia accademica - che esiste sincronicità e specificità tra conflitto psichico, comparsa di lesioni cerebrali e lesioni organiche correlate, sulla scorta di una corrispondenza embriologica predeterminata. In pratica, come direbbe Ernst Haeckel, "l'ontogenesi ricapitola la filogenesi". Ciò rende possibile decodificare l'origine conflittuale attraverso la mappatura delle sedi coinvolte. È un'ipotesi indubbiamente suggestiva, sulla quale resta molto ancora da indagare. Del resto già la medicina tradizionale cinese da millenni ha messo in luce tali nessi causali, una sorta di energetica emozionale ove per ogni organo e viscere è possibile associare qualità ed emozioni, palesandosi saggia antesignana della moderna medicina psicosomatica. Disponiamo già oggi di preparati a te ad onorare egregiamente e in concreto questa tesi affascinante. Quattro decenni di esperienza professionale in tal senso, mi hanno convinto ad utilizzare essenzialmente  due soluzioni terapeutiche:
  • Rimedi floreali di Bach
  • fito-embrio estratti
I primi hanno la caratteristica di trasformare uno stato bloccato in stato trasformato, cioè di operare una conversione dalla stasi post trauma alla risoluzione del conflitto in maniera completa e coerente.
I secondi riescono ad affrontare la sintomatologia corrispondente al conflitto intrapsichico, potendo di fatto spianare la strada ad un approccio psicodinamico attraverso il miglioramento della qualità di vita del malato.

Grazie a questa strategia vincente, in quarant'anni di professione ho potuto aiutare moltissimi soggetti, affrancandoli da farmacoterapie e psicoterapie destinate a protrarsi oltre ogni limite umano accettabile.

 





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BUONA LETTURA...

Per meglio comprendere la filosofia che ispira il lavoro della medicina psicosomatica, in senso esoterico e non  solo, ecco una piccola rass...